Probabile uptrend

E’ stata una settimana relativamente tranquilla. Il mercato, come previsto, si è portato verso l’area dei 2700 punti, per rifiatare dopo la cavalcata di oltre 200 punti della settimana precedente.

I più pessimisti si aspettavano un rapido ritorno verso livelli vicini ai minimi di inizio mese, ma l’indice benchmark mondiale aveva altri piani, almeno per questa settimana, e dopo vari rovesciamenti di fronte, Venerdì ha preso più convintamente la via del rialzo portandosi nuovamente sui massimi della scorsa settimana.

I segnali come già anticipato nel precedente articolo, c’erano tutti:

1- il rimbalzo dai minimi di 2533 era stato troppo impulsivo per essere solo una pausa di un movimento ribassista di più ampia portata, in appena una settimana le quotazioni avevano di fatto ritracciato i due terzi dell’intero movimento ribassista dai massimi di 2873

2- in questi giorni di ridimensionamento delle quotazioni, l’indice della volatilità il Vix non è salito e anzi, è andato più volte in divergenza con i prezzi

3- la discesa controllata dei prezzi questa settimana, ha permesso comunque di scaricare abbondantemente gli indicatori di breve, di fatto quindi è stata una correzione più temporale che di prezzo

4- Sul grafico daily si è creato un flag di continuazione rialzista, che una volta rotto al rialzo ha prodotto la salita delle quotazioni nella giornata di Venerdì. Questo è evidenziato nel grafico sottostante:

tvc_d7ff1e3c84947050f2b92a1dd5aaedb3Questo non vuol dire che l’indice sicuramente salirà, significa solo che le probabilità di riportarsi verso i massimi di Gennaio sono più alte rispetto a quelle di un ritorno verso i minimi, poi il mercato come sempre va seguito e analizzato giorno per giorno.

Nel caso comunque l’area dei 2755 fosse violata in chiusura di giornata, è altamente probabile un graduale ritorno verso i massimi, anche considerando la stagionalità positiva del periodo in cui stiamo entrando.

E poi? cosa succederà durante l’estate? Incominceremo a fare qualche ipotesi la prossima volta.

Alla prossima

 

 

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Solo un rimbalzo?

La scorsa settimana avevo ipotizzato che questa settimana potesse partire un rimbalzo della durata di qualche giorno, che poteva riportare l’indice statunitense verso quota 2700.

Dopo  qualche tentennamento, si è realizzato quanto previsto, e siamo andati anche oltre i livelli citati nell’ultimo articolo, visto che venerdì l’indice ha superato per qualche minuto i 2750 per chiudere la settimana poco sotto.

Le ragioni che hanno alimentato il rialzo delle quotazioni, sono senza dubbio il raggiungimento di importanti supporti tecnici oltre che livelli estremi di pessimismo su alcuni indicatori, ma anche le parole molto concilianti del neo presidente della Fed Powell, che ha lasciato intendere che il focus è ancora sulla crescita e non sull’inflazione, ritenuta assolutamente sotto controllo.

In tutta onestà, quello in atto sembra più di un semplice rimbalzo destinato ad essere annullato da nuova negatività; l’Sp500 ha infatti superato abbondantemente in chiusura di settimana il 50% di tutta la discesa dai massimi di Gennaio fino ai minimi della settimana scorsa, e si è anche spinto in intraday oltre 2743, che rappresenta il ritracciamento di Fibonacci del 61,8%, limite oltre il quale si inizia a parlare di nuovo trend piuttosto che di semplice movimento correttivo rispetto a quello principale.

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La volatilità resterà sicuramente su livelli più elevati rispetto a quanto siamo stati abituati negli scorsi anni, ma scendendo sotto 20 il Vix è tornato comunque in area di equilibrio.

Nei primi giorni della prossima settimana è probabile un ritorno almeno in area 2710-2720 per scaricare gli indicatori di breve, a quel punto capiremo se quello che abbiamo vissuto nelle passate settimane è stato solo un brutto spavento e se i mercati sono pronti per riavvicinarsi ai massimi.

Buona Domenica.

 

Ritorno alla realtà

BOOM! Chi si fosse svegliato stamattina, dopo un letargo di 2 settimane, venendo a conoscenza di cosa è successo durante il suo riposo, avrebbe faticato e non poco a credere alle sue orecchie.

Dopo un ritracciamento del 2% alla fine di Gennaio, visto da quasi tutti come un semplice consolidamento per riprendere fiato prima di nuovi massimi, il mercato è crollato in una vorticosa esplosione di volatilità. Ma quali possono essere le ragioni per un tale cambiamento di sentiment, quando fino a 2 settimane fa vivevamo nel migliore dei mondi possibili?

Ufficialmente la colpa è dei timori legati al possibile ritorno dell’inflazione negli Stati Uniti; l’aumento dei salari e la crescente difficoltà delle multinazionali a trovare personale qualificato, è stato visto come il primo segnale di surriscaldamento che porterà la Federal Reserve ad accelerare il processo di rialzo dei tassi di interesse, con conseguenze negative sugli utili aziendali  e quindi le borse.

La mia opinione è che questi segnali erano presenti già da mesi, ma sono stati ignorati mettendo in atto un poderoso rialzo che ha portato l’indice Sp500 da 2400 a quasi 2900 punti; inoltre l’aumento del rendimento dei treasury americani a 10 anni, cartina di tornasole, per i catastrofisti, di un inflazione fuori controllo in arrivo, si è fermato in area 2,80-2,85, livello assolutamente normale a questo punto del ciclo economico.

Ma qual è allora la verità? La verità assoluta non la può avere nessuno, ma il mio personale pensiero è che il mercato era salito troppo e troppo in fretta, su attese che in parte sono già realtà, ma i livelli di ipercomprato sugli indici americani erano ormai da bolla pronta a scoppiare, e la bolla ha fatto BOOM.

Ma andiamo con ordine… nel mio ultimo articolo avevo scritto della possibilità di raggiungere in breve tempo i 2900 punti o quasi, e infatti il 26 Gennaio sono stati toccati i 2873. Parlavo poi di una correzione altamente probabile compresa tra il 5 e il 10% per raggiungere la trend line che unisce i minimi di Febbraio 2016 e quelli del Trump day (Novembre 2016) che passerà intorno ad area 2650 a fine Marzo inizio Aprile.

Bene..la trend line è stata raggiunta.. ma dopo 10 sedute dai massimi! Siccome questa è dinamica e si alza con il passare del tempo, in questi giorni passava a livelli decisamente inferiori intorno ad area 2550-2560, e Venerdì siamo andati a testarla, addirittura è stata bucata nei minimi intraday a 2533, poi sono intervenute le mani sante nelle ultime 2 ore della seduta che hanno fatto chiudere l’indice in rialzo a 2620.

Che cosa pensare di tutto questo? La prima considerazione è che il mercato è radicalmente cambiato e il 2018 sarà un anno molto diverso dal 2016 e dal 2017; i tempi del vix a 10 12 per trimestri interi, con al massimo qualche consolidamento del 3-5% sono finiti, la volatilità resterà alta e bisognerà abituarsi all’idea di svegliarsi a +2% e andare a dormire a -3%, ovviamente vale anche il viceversa. I guadagni ci saranno solo per chi attuerà un’operatività dinamica, seguendo l’andamento delle quotazioni giorno per giorno, i guadagni facili con il pilota automatico sono finiti.

Ma vediamo quali possono essere gli scenari nel breve medio.

Cattura

 

Sul grafico orario di sp500 è evidente la situazione d forte ipervenduto che si è generata dopo il crollo, mi aspetto quindi che nel breve (prossima settimana) l’indicatore MACD provi a tornare verso quota 0, dopo essere sceso fino a -46, valore più basso dal 2008.

Questo significa che quota 2700 potrebbe essere di nuovo toccata, quello che succederà dopo dipenderà molto dalle notizie che arriveranno dal fronte macroeconomico e dalle decisioni/messaggi che la Fed comunicherà. Mi aspetto però alta volatilità e nel caso la resistenza venisse superata, il ritorno sui massimi non sarà certo immediato.

Se, invece, la negatività tornasse e il mercato decidesse di ritornare a puntare i minimi, la trend line più volte citata, difficilmente reggerà e bisognerà guardare a livelli decisamente inferiori.

 

Cattura

I due livelli più probabili di esaurimento della discesa prima di una reazione che duri più di qualche giorno sono i ritracciamenti di Fibonacci del 38,2% e del 50% della salita dal minimo di 1810 di Febbraio 2016, posti rispettivamente a 2467 e 2342.

Attualmente non credo ci siano le condizioni per una discesa sotto tali livelli.

Ci aggiorniamo in settimana. Buon Trading a tutti!

 

 

 

Euforia Americana

Il 2017 si è chiuso con un rialzo dell’indice benchmark mondiale SP500 del 19,42%, passato da 2239 a 2674 punti con un rialzo inarrestabile che nell’ultima parte dell’anno è diventato dirompente.

Il 2018 si è aperto con un clima che ormai non è esagerato definire euforico; alla chiusura di ieri dell’indice a ben 2839 punti il rialzo supera il 6%, e candida questo mese ad essere ricordato per una delle migliori partenze d’anno della storia per l’indice americano. E’ chiaro che la riforma americana ha generato delle attese altissime sui mercati, e in effetti l’abbassamento delle aliquote sulle società dal 35 al 21% non potrà che portare notevoli benefici alle aziende USA. Allo stesso tempo ipotizzare una continuazione dell’anno con questi ritmi di crescita delle quotazioni sarebbe assurdo, già ora l’indice quota 18 volte i multipli e anche se la crescita del PIL sarà anche quest’anno più vicina al 3% che al 2%, quello in cui ci muoveremo sarà un contesto di tassi USA in costante crescita, riduzione del bilancio FED ovvero il cosiddetto quantitative tightening (anche se il bilancio globale sarà ancora positivo per un po’ grazie alla Banca del Giappone) e ciclo maturo considerando che tra due mesi scarsi entreremo nel decimo anno.

Nonostante la sorpresa per un’esplosione rialzista di tale portata, continuo a ritenere probabile una correzione compresa tra il 5 e il 10% nel primo semestre, nel breve/medio periodo (che per me sono da 2 settimane fino a 2 mesi) è possibile che l’indice vada a sfiorare i 2900 punti, prima di ritracciare verso area 2650-2700.

Cattura

La trend line che ormai seguiamo da mesi e che unisce i minimi del febbraio e del novembre 2016, passante ora a 2540 punti appare lontanissima, ma ad inizio Aprile passerà a circa 2650 punti, fornendo sicuramente un valido supporto alle quotazioni nel caso partisse un ribasso di almeno il 5%, assente sui listini statunitensi da quasi 15 mesi.

Un consiglio, mai anticipare il trend…certo, vendere qualche call con strike ben oltre 3000 a queste quotazioni non sembrerebbe una cattiva idea..

Alla prossima.

 

Aggiornamento Settimanale 10 Dicembre

Ci eravamo lasciati con l’indice americano Sp500 a ridosso della resistenza a 2600 punti. Ebbene, anche questo ostacolo è stato polverizzato e ci troviamo alla chiusura di Venerdì oltre 2650 punti con un massimo in settimana a 2665.

Allo stato attuale, considerando la chiusura del 30 Dicembre 2016 a 2239 punti, il rialzo dall’inizio dell’anno ammonta a +18,40%, quanti possono “vantarsi” ad oggi di aver conseguito lo stesso risultato sul proprio portafoglio?….Certamente pochi, era d’altronde molto difficile a fine 2016, quando il cosiddetto Trump rally era già ampiamente iniziato, ipotizzare un simile incremento, che sarebbe andato ad aggiungersi a quello degli 8 anni precedenti.

Le principali banche d’affari e operatori istituzionali esprimevano un anno fa una previsione media, su Sp500 per la chiusura 2017, a 2360 punti, valore che invece abbiamo poi raggiunto già in Febbraio.

Il catalizzatore per lo strappo al rialzo delle ultime due settimane, è rappresentato dall’approvazione ormai imminente della riforma fiscale targata Trump, sicuramente un fattore non di poco conto, ma che ha portato tutti gli indicatori di ipercomprato e sentiment a livelli molto alti e poco sostenibili sul medio-lungo termine, soprattutto se i rialzi dovessero continuare anche nell’ultima parte dell’anno.

Situazione dunque immutata e trend-line dinamica che appare ancora più distante, laggiù appena sotto i 2500 punti.

sp500

Bisognerà attendere  il 2018 per avere qualche emozione in più, nel mentre godiamoci i rialzi di questo 2017.

Buona Domenica

False convinzioni

E’ notizia di pochi giorni fa che George Soros, magnate della finanza, al 29-esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato in 25,2 Miliardi di Dollari (fonte Forbes), ha dichiarato di aver chiuso le sue posizioni ribassiste, concentrate principalmente su SP500 e Russel 2000, l’indice delle medium/small cap americane.

Soros è noto per le sue azioni speculative, in particolare per l’attacco a sterlina inglese e lira italiana portati avanti nel 1992, per questo fu addirittura soprannominato “l’uomo che sbancò la Banca d’Inghilterra”. Da molti considerato come un infallibile opportunista finanziario, pronto a cavalcare le debolezze del sistema economico, il giorno dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca aveva acquistato qualcosa come 3 milioni di opzioni put a media lunga scadenza sugli indici americani.

Da sempre sostenitore delle cause liberal e progressiste, convintissimo sostenitore del partito democratico americano (…e aggiungo io… grandissimo furbacchione) non aveva usato mezzi termini contro il tycoon americano neoeletto a sorpresa sullo scranno più potente al mondo: “Un impostore, un imbroglione, un potenziale dittatore!” e ancora “.. un camionista ignorante che ci porterà alla rovina”.

Ebbene..a un anno di distanza il grande George Soros ha dovuto chiudere tutte le posizioni, aperte nell’autunno 2016, per performance ormai indifendibili capitalizzando una perdita complessiva che supera 1 Miliardo di dollari.

In questo sito non si fanno valutazioni politiche, se non strettamente connesse all’andamento dei mercati, lo scopo di questo racconto è solo quello di smontare quelle false convinzioni per cui la finanza e l’andamento dei mercati sarebbero pilotati dai grandi speculatori, che non ne sbagliano mai una e che anzi creano solo danni al tessuto economico e ai piccoli risparmiatori. La verità è che nessuno può sapere dove saranno i mercati tra un mese, un anno o 5 anni, e chi guadagna lo fa solo applicando delle regole ferree alla sua attività di trading, staccandosi dalle proprie emozioni e convinzioni per quanto radicate.

Soros ha sbagliato perchè, accecato dal suo credo politico, da un odio profondo nei confronti di Trump e, aggiungo sempre malignamente, da non pochi interessi economici collaterali che con i democratici sarebbero stati ben coltivati, non ha voluto vedere la realtà che era ed è quella di un mercato sospinto continuamente al rialzo da dati economici sistematicamente migliori delle attese e dall’attesa stessa per la riforma fiscale americana che, seppur annacquata rispetto alle più forti ambizioni del presidente, vedrà la luce nelle prossime settimane portando non pochi benefici alle aziende americane (molto meno alle persone fisiche).

Aggiungo che è possibile, se non probabile, che questo gesto di Soros sia uno dei segnali cosiddetti contrarian, come spesso è accaduto nel passato, dove un trend si interrompe quando anche l’ultimo dei ribassisti (in questo caso) o dei rialzisti, ha gettato la spugna.

E se dovesse succedere… chi glielo dirà a Soros che oltre a perdere 1 Miliardo di Dollari, è uscito proprio sul picco di mercato?? 🙂

Alla prossima!

 

Short Strangle

La strategia Short Strangle  viene utilizzata dai trader che si aspettano un movimento laterale di un titolo nel breve/medio/lungo periodo.

Questa consiste nel vendere sullo stesso sottostante (per esempio un indice) e sulla stessa scadenza, opzioni put e opzioni call con strike (prezzi) differenti , eseguendo cioè due operazioni fondamentalmente contrarie tra loro. In questo modo si incassa immediatamente il premio sia delle opzioni call che delle put, ottenendo questo profilo profitto/prezzo:

 

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Come  si capisce immediatamente dal grafico, la situazione ideale per ottenere il ricavo totale massimo (RT) è avere un mercato immobile o quasi tra i due strike P1 e P2; in generale una volta eseguita l’operazione si possono presentare i seguenti scenari:

  1. Il prezzo del sottostante è inferiore a P1. Il trader deve adempiere agli obblighi dell’opzione put, ossia deve acquistare la quantità concordata del sottostante al prezzo P1 anziché P. Se l’esborso è superiore ai due premi ( RT ) il trader accusa una perdita netta.
  2. Il prezzo del sottostante è compreso tra P1 e P2. Le controparti non hanno alcun interesse a esercitare il loro diritto di opzione. Il trader registra un profitto pari ai due premi incassati ( RT ).
  3. Il prezzo del sottostante è superiore a P2. Il trader deve adempiere agli obblighi dell’opzione call, ossia deve vendere la quantità pattuita del sottostante al prezzo P2 anziché P. Se l’esborso è superiore ai due premi ( RT ) il trader accusa una perdita netta.

Ma facciamo subito un esempio: se oggi vendo un’opzione call su Sp500 strike 2700 scadenza Marzo (premio 5) e contemporaneamente un’opzione put strike 2100 scadenza Marzo (premio 7), incasserò immediatamente (5+7)*50= 600 dollari che rappresenta il ricavo massimo dell’operazione. In questo caso mi aspetto quindi che l’indice non scenda sotto 2100 punti e non salga sopra 2700 da qui a Marzo.

La particolarità di questo tipo di strategia è che la situazione di ricavo massimo si può ottenere sia che il mercato resti immobile, che vada al ribasso o che vada al rialzo, l’importante è che rimanga tra i due prezzi di strike. E’ una strategia che negli ultimi anni si è rivelata spesso vincente, nonostante di fatto il mercato, sia sempre salito, con un’inclinazione comunque non troppo elevata. In altri termini il movimento al rialzo dei prezzi non è stato sufficientemente elevato da contrastare lo sgretolamento del premio delle opzioni call che, come avevo spiegato in un precedente articolo, è molto influenzato dallo scorrere del tempo.

E questo è il motivo per cui, anche in mercati immobili e apparentemente senza spunti, alcuni trader portano a casa lauti guadagni…

Buona Domenica.

 

Aggiornamento settimanale

Le possibilità di realizzazione di un bearish engulfing settimanale sono durate non più di un paio d’ore. Già mercoledì sera l’Sp500 aveva recuperato area 2560, e ha proseguito con un giovedì anonimo, nonostante l’importante appuntamento della Bce che ha tagliato a 30 MLD di euro mensili l’acquisto di titoli a partire da Gennaio 2018. Venerdì l’uscita del dato sul Pil USA del terzo trimestre a +3%, migliore delle attese, ha messo ancora una volta le ali agli indici (non al Dow Jones però) e la settimana si chiude per l’ennesima volta su nuovi massimi storici, oltre 2580.

L’unico vero protagonista questa settimana è stato l’euro, che ha perso ben due figure passando da 1,18 a 1,16.

Il grafico settimanale su Sp500 si presenta quindi così:

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La nostra trend line sale veloce ma non abbastanza per avvicinarsi davvero alle quotazioni e staziona ora a quota 2450.

E’ curioso pensare che dal Febbraio 2016, se ci fossimo limitati  a vendere opzioni Put sull’indice americano con regolarità, senza preoccuparci di altro, non avremmo fatto altro che guadagnare migliaia e migliaia di euro, nella più completa tranquillità.

Facile vero? Con il senno di poi….

Buona Domenica

 

Bearish Engulfing

Il grafico a candele giapponesi è uno dei tipi di grafici più importanti ed utilizzati, che ci permette di ottenere maggiori informazioni sull’andamento dei prezzi grazie al particolar modo con cui viene costruito.

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Come potete vedere dall’immagine superiore, il grafico è composto da delle vere e proprie candelechiamate in inglese “Candle-Line”: una Candela, può assumere due colori diversi a seconda che rappresenti un rialzo o un ribasso.

Di solito le coppie di colori usate sono le seguenti: Bianco e Nero (Rialzo e Ribasso), Verde e Rosso (Rialzo e Ribasso), Arancione e Celeste (Rialzo e Ribasso).

candele 2

Ogni candlestick si costruisce tramite la conoscenza di 4 valori, relativi all’andamento del titolo di un bene all’interno di una sessione di borsa.

  1. Prezzo Apertura della Sessione
  2. Prezzo Chiusura della Sessione.
  3. Prezzo minimo della Sessione.
  4. Prezzo Massimo della Sessione.

candele 3

 

La “sessione” è il periodo di tempo che scegliamo per le candele sul grafico: se per esempio scegliamo 15 minuti come Time Frame, ciò significa che ogni Candela presente sul grafico equivale a 15 minuti di contrattazioni.

Quindi, analizzando una singola candela di tale grafico, possiamo sapere il valore massimo e minimo raggiunto dai prezzi durante quei 15 minuti di contrattazione, ma anche il valore del prezzo iniziale e il valore del prezzo finale: con tutte queste informazioni, possiamo analizzare e comprendere al meglio i movimenti dei prezzi. I time frame che ritengo più significativi sono: giornaliero, settimanale e mensile.

Dalle candele giapponesi derivano poi una serie di Figure o Formazioni che si possono dividere fondamentalmente in due tipi: Inversione e Continuazione.

In questo periodo storico delle borse mondiali, si tendono a ricercare, a volte anche con non poca fantasia, le figure grafiche di inversione del trend rialzista almeno di breve/medio periodo, una di queste è chiamata Bearish Engulfing.

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Come detto, questa figura si presenta al termine di un movimento rialzista, le condizioni per poter affermare di essere davanti ad un Bearish Engulfing sono le seguenti:

  • Il Real Body (Apertura-Chiusura) della Seconda Candela deve contenere completamente il Real Body della Prima Candela;
  • Il Real Body della Seconda Candela deve avere colore opposto rispetto al colore del Real Body della Prima Candela;
  • I Volumi degli scambi devono aumentare considerevolmente nella Seconda Candela.

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Quello che vedete è il grafico settimanale dell’SP500  (ogni candela indica una settimana di contrattazione), aggiornato alle 18 di oggi. La possibilità che si formi in chiusura di settimana una Bearish Engulfing dipenderà in massima parte da come si muoveranno i mercati domani alle 14 quando avremo il tanto atteso meeting BCE, nel quale potrebbe essere presa la decisione di iniziare il cosiddetto tapering, ovvero la riduzione degli acquisti di titoli di stato che la BCE porta avanti ormai dal lontano Gennaio 2015, ora fissati a 60 MLD di euro al mese.

Seguiamo passo passo gli eventi, finalmente un po’ di movimento in questo mercato immobile!

Buona serata.

 

 

Analisi Tecnica

L’analisi tecnica è uno dei metodi più utilizzati per prevedere l’andamento dei mercati finanziari. I più fedeli seguaci di questo metodo pensano addirittura che tutti i fattori esogeni, gli eventi anche più eclatanti che avvengono nel mondo, siano solo un contorno,in altri termini rumore che non può influenzare se non per qualche ora o giorno l’andamento delle quotazioni.

Personalmente non sono fra i più ortodossi applicatori dell’analisi tecnica, ma credo comunque che in molti casi la rottura di alcuni livelli chiave, su indici e azioni, porti alla creazione di trend rialzisti o ribassisti di portata proporzionale all’importanza del livello rotto al rialzo o al ribasso.

Subito un esempio per essere pratici:

Cattura

In questo grafico è mostrato l’andamento dell’Sp500 tra il 2009 e il 2011; come abbiamo visto la scorsa settimana dopo il minimo del bear market, l’indice americano ha subito una profonda correzione nella primavera-estate del 2010, prima di ripartire al rialzo.

Dopo la rottura dei massimi di inizio 2010, il minimo dell’estate ha assunto certamente un’importanza primaria. A maggio 2011 l’indice ha arrestato la sua corsa rialzista, incrementando la sua volatilità.

Se tracciamo una trend- line che unisce i minimi del 2009 e del 2010, vediamo come l’Sp500 si è prima appoggiato al supporto dinamico, per poi rimbalzare con forza. Il rialzo ha avuto però vita breve, e al successivo test il supporto non ha retto, facendo crollare le quotazioni.

Vendere allo scoperto un future su quel livello, ci avrebbe permesso di guadagnare in pochi giorni migliaia di euro; volendo vedere il bicchiere mezzo vuoto, in caso di posizioni long (al rialzo) aperte parecchi mesi prima, la rottura della trend-line avrebbe dovuto far scattare un segnale di vendita immediata di tutte le posizioni long, evitando la dilapidazione parziale o totale di tutti i gain ottenuti sulle nostre azioni o i nostri future fino a quel momento.

Questa che abbiamo appena visto è una trend- line molto potente di medio/lungo periodo, che tranne in rari casi, porta sempre a dei movimenti ampi del mercato; esiste la possibilità di tracciare anche linee di tendenza di più breve respiro che ci possono far cogliere dei movimenti comunque interessanti.

Le trend-line rialziste di lungo periodo in questo momento sono molto distanti, e con un mercato così ingessato, una mini correzione del 5% sarebbe già un evento.

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Il minimo di inizio 2016 a 1810 punti di indice e quello di Novembre pre-elezioni a 2084 punti formano una trend-line che sostiene le quotazioni da ormai un anno; in questi giorni il supporto passa in area 2440 come evidenziato nel grafico, ma sale molto velocemente. Ritengo che la rottura di questo supporto, porterà al famoso calo di mercato di almeno il 5% che tanto si sta facendo desiderare come abbiamo visto nel precedente articolo. Terremo d’occhio il livello che sale dinamicamente di giorno in giorno.

Buona serata.